No War/5: To be continued

Ma la guerra non è finita.

Muoiono i soldati americani nello scoppio dell’arma più coraggiosa e più vigliacca, cioè il kamikaze.

Muoiono i soldati angloamericani addirittura per errori di guida dell’Apache

Muoiono i soldati angloamericani addirittura a causa del fuoco amico. Pazzesco. Ma è la guerra. E non è ancora finita.

Muoiono i civili iracheni, all’11 aprile se ne contano tra 1139 e 1375, perché in un Paese grande una volta e mezzo l’Italia non è facilissimo fare stime certe, purtroppo.

Muoiono i civili perché ora l’Iraq è il regno del caos, il regno dei saccheggi, il regno dei predoni. Serve tutto, oggi come oggi, laggiù. Alla tele ho visto un ragazzo che trascinava uno scaldabagno. E quell’immagine mi ha fatto sorridere, perché ho pensato che se a quel ragazzo è riuscito a farlo funzionare, finalmente avrà l’acqua calda. Ma intanto speriamo che abbia l’acqua, in generale, che manca ormai da una ventina di giorni.

La guerra non è finita. La paura è che sistemato l’Iraq, tocchi a qualcun altro. Rumsfeld ha già iniziato a sbottare contro la Siria e a questo punto sappiamo quanto conti per gli Stati Uniti l’opinione pubblica, quanto conti l’Organizzazione delle Nazioni Unite, quanto contino gli altri, tout court. Se il motivo della guerra è l’assenza della democrazia, ce ne sarà di lavoro da fare. Porto l’esempio del generale Pervez Musharraf, il dittatore pakistano, che gli Stati Uniti hanno sfruttato come sostegno contro il regime dirimpettaio dei Taliban e contro Osama bin Laden (a causa del quale, lo vorrei ricordare, è stata fatta la guerra all’Afghanistan: e bin Laden è tuttora a spasso e manda le sue graziose registrazioni). Se il motivo della guerra è il possesso di armi pericolose, il primo Paese della lista dovrebbe essere la Corea del Nord che ha ricominciato la sua attività nucleare, ma per ora le è stato dato uno sculaccione e le è stato urlato: “Non si tocca quella. E’ cacca”. Prima di agire come si deve, ci si deve informare se in Corea ci sia qualche risorsa che faccia girare le casse del mondo.

Congratulazioni vivissime, intanto, a quel genialoide dell’avvocato Ettore Bucciero
 
(www.senato.it/leg/14/Bgt/Schede/Senatori/00000397.htm) che dall’alto della sua dolomitica cultura è riuscito a offendere contemporaneamente due donne, due giornaliste, due cittadine che non conosce e l’intelligenza in generale. Alla cosa, ovviamente e giustamente, non è stata data molta visibilità, ma questo bell’uomo (non sono mai stato così ironico in vita mia), senatore di Alleanza Nazionale si spera solo perché non ce n’era altri disponibili, ha pubblicamente messo l’accento (con tanto di interrogazione parlamentare) sulla stranezza del fatto che Lilli Gruber e Giovanna Botteri, le due inviate Rai a Baghdad, siano state tra i pochi cronisti a non essere stati espulsi dalla capitale irachena, mentre sono stati mandati via non solo la Cnn, la Fox e la Bbc (motivi logici), ma anche Al Jazeera. L’egregio e grigio Ettore ha dichiarato testualmente (immaginiamo con un sorriso ebete di quelli che solo ai maschilisti riesce): “Delle due l’una: o le “veline” hanno corrotto il ministro dell'informazione, c’è da chiedersi con quali mezzi e fonti, oppure fanno un'informazione gradita al regime mostrando esclusivamente i danni causati da qualche bomba poco intelligente o sbadata". Non solo: il bell’uomo ha anche chiesto nuovo direttore generale Rai, Cattaneo, se “costi meno l'abbonamento al bollettino del ministero iracheno dell'Informazione o la permanenza in Iraq delle inviate”.

“C’è da chiedersi con quali mezzi e fonti” (di una bassezza intangibile), “fanno un’informazione gradita al regime” (perché dovrebbero), “mostrano esclusivamente i danni causati da qualche bomba sbadata” (strano: in guerra di solito si fanno vedere come tagliano l’erba i giardinieri sotto i fischi delle bombe o anche le ricette del luogo, dipende).

Quel che preoccupa di più è che questo signore, che non si merita l’appellativo di “senatore” perché è troppo nobile, è membro delle Commissioni parlamentari più importanti: quella per la biblioteca e l’archivio storico, quelle permanenti su giustizia, lavori pubblici e previdenza sociale (di cui è stato vicepresidente per dieci mesi), ma più di tutto manda una fitta al cuore il suo posto nella commissione speciale in materia d’infanzia e di minori. Ragazzi, ma in che mani ci siamo messi?

Tornando alle persone che contano qualcosa, “il primo governo di transizione” iracheno sarà guidato da mister Jay Garner, nome che indica evidentemente non un’autorevole personalità politica irachena, ma un generale americano in pensione. Dimostrazione di quanto sia stata per buoni propositi di esportazione di democrazia la guerra all’Iraq.

Almeno simbolicamente gli americani frenano un pizzico. E’ stato vergognoso come un soldato yankee, pur comprendendo la felicità del momento, l’esaltazione per il successo e l’enfasi di aver quasi finito, abbia messo una bandiera a stelle e strisce sul volto di una statua di Saddam Hussein. E allora il capo delle forze di terra (che si chiama William Wallace, proprio come il leggendario combattente per l’indipendenza scozzese) ha sgridato i suoi: “Gli iracheni devono sapere che non siamo qui per occupare la loro terra”. Appunto: non la terra. Al massimo ciò che sta sotto.

Pignolo 13 aprile 2003 - Diego Pretini

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