No war/1: Contatto

E’ così alla fine ha fatto come gli pare. Contro ogni legittimità internazionale, Giorgio Secondo ha preso i suoi aereoplanini supersonici, le sue portaerei gigantesche e i suoi duecentomila soldatini americani e l’ha mandati a fare la guerra all’Iraq. Nel primo bombardamento (40 siluri, un’inezia) c’è andato di mezzo subito un civile, che, in termini ipocriti come sono d’altronde tutte le guerre, si chiama “danno collaterale”.

Avevo promesso di smettere di fare il serio e invece non posso che parlare di cose tristi, perché di queste si deve parlare e lo spazio del sorriso lo potremo trovare più avanti, quando la guerra starà per finire (non troppo in là nel tempo, credo) e per qualche iracheno sarà la fine del doppio inferno: il regime di Hussein e la pioggia di bombe.

Primo eroe negativo di quest’inizio della seconda guerra del Golfo è Carlo Giovanardi, ex-democristiano modenese, con la faccia appuntita, il caschetto brizzolato e occhialini stretti democristiani. Questo signore che di professione fa il deputato è ministro per i rapporti con il Parlamento. Capito bene, è ministro senza portafoglio per i rapporti con il Parlamento.

Perché a Berlusconi serve uno che faccia da tramite con il Parlamento, visto che a Camera e Senato va solo quando gli scappa e lo beccano al bagno e gli fanno:

- Presidente, anche lei, oggi?
E lui per la paura di dir di no fa:
- Ehm…sì, sono venuto a parlare di… della… del…ehm…come si chiama?
- Delle pensioni.
- Sì, sì, bravo, Cirami, delle pens… come si dice?
- Pensioni, presidente.
- Ecco, quelle.

E gli tocca andare in Parlamento. Ma per tutte le altre volte c’è Carlo Giovanardi, che, come detto, è il primo eroe negativo di questa seconda guerra del Golfo. Non che Giovanardi c’entri qualcosa con i grandi giochi diplomatici mondiali per fare o non fare le guerre. Però Giovanardi parla in nome del Governo italiano che è alleato degli Stati Uniti, ma non è belligerante, che dà le basi e lo spazio aereo agli americani per organizzarsi alla guerra, ma “la guerra non piace a nessuno”. Il ministro Giovanardi ha una particolarità: ogni tanto gli si stacca un filetto nel cervello e inizia a spararle di brutto. Parte, come fosse nulla, e chi gli è davanti non può far altro che aprire la bocca, interdetto.

Martedì Giovanardi era a Ballarò, unico scampolo di trasmissione di approfondimento che ti fa capire qualcosa. Floris, il conduttore, manda un corsivo di Freeman e Robecchi che in ogni puntata, con stile ironico e non barboso, dà l’altra visuale del tema. A questo giro si parlava di guerra e Freeman e Robecchi dicono in sostanza che la democrazia non si può esportare con le bombe. Stile graffiante, come detto. E Giovanardi, una volta avuta la parola, come definisce il servizio? Propaganda nazista. Giuro: propaganda nazista. Floris insorge, “ma siamo matti?”, Giovanardi insiste, vuole la parola, Floris dice “se mi deve dare del nazista non gliela lascio la parola”, Giovanardi, da buon democristiano, dice “escludo dal mio giudizio il conduttore”. Ma la ferita rimane.

Mercoledì Giovanardi era a Porta a Porta. Di fronte aveva il verde Pecoraro Scanio che diceva, con la massima serenità, che gli Stati Uniti non avevano il diritto di prendersi la briga di andare a bombardare dove vogliono, altrimenti scoppia il pianeta. Il filetto di Giovanardi perde contatto. E inizia a rimettere parole come: “Quello che dà più fastidio è questo antiamericanismo strisciante che appartiene a chi si oppone alla guerra con queste ragioni”. Il Papa, per dire.

Pignolo 24 marzo 2003 - Diego Pretini

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