RaiDonald’s

Dopo che si è dimesso l’ultima fettina di consiglio d’amministrazione della Rai, cioè Baldassarre più Albertoni (che se uno fosse stato in disaccordo con l’altro, voglio vedere come si arrivava alla maggioranza: Baldassarre più una gamba di Albertoni?), si fanno i nomi più caldi per occupare le cinque sedie di chi comanda nella televisione pubblica italiana. Chi decide i cinque nominativi sono i presidenti di Camera e Senato, Casini e Pera (che, lo ricordiamo, mangia in mutande). Ma, si sa, i partiti buttano lì i loro nomi. E allora guardiamo chi consigliano.

Il Cdu propone Marco Staderini, consigliere autosospesosi dopo le dimissioni dei due consiglieri quota Ulivo.

I Ds sono vicini a Carmine Donzelli, consigliere dimessosi insieme al consigliere vicino alla Margherita Luigi Zanda.

Alla Margherita piacerebbe tanto il nome di Luigi Zanda, consigliere dimessosi insieme al consigliere vicino ai Ds, Carmine Donzelli.

La Lega insiste per il nome di Albertoni, consigliere fresco dimissionario insieme al presidente Baldassarre.

Ora, se così è, siamo messi molto male, signori. Stiamo rifacendo lo stesso consiglio appena disintegratosi, con la differenza che non ci sarà il presidente Baldassarre (un uomo tra i più fumosi del pianeta). E allora riprenderanno a litigare, a picchiarsi, a strapparsi i capelli per ogni cosa.

I due consiglieri ulivisti si dimetteranno. Staderini farà il democristiano e non si dimetterà, ma non parteciperà più alle riunioni di consiglio e resteranno il presidente e Albertoni nel Cda tete a tete.

Questo vuol dire che non abbiamo nomi che sappiano davvero di cultura televisiva (non un assessore provinciale come Albertoni, un editore come Donzelli, ma soprattutto un giurista come Baldassare, cippa c’entra?). O di cultura, in generale. Penso a Marcello Veneziani, penso a Miriam Mafai, penso a Umberto Eco, penso a Enzo Biagi, penso a Giuliano Ferrara. Non si chiede tanto. Si chiede gente che pensi al cervello e non ai soldi. Così verrà fuori una televisione davvero pubblica che non ci faccia più vedere cose del genere di Sì sì, è proprio lui oppure I Raccomandati o ancora Excalibur.

Una televisione perbene deve avere un impianto giornalistico come si deve e, più che il TgUno, ci si avvicinano il TgDue e il TgTre. Il TgUno è ecumenico, sta attento al Palazzo, va sempre con i piedi di piombo, fra il dir male e il non dire preferisce il secondo. Certo, Costume e Società del TgDue sfiora il ridicolo e spesso, parlando personalmente, mi rifugio nella nicchia di RaiTre. Qui trovo RaiEdu, trovo Enigma, trovo La Grande Storia in prima serata, ma trovo anche Ballarò, che è attualità, e trovo Bulldozer, Guzzanti o Albanese che sono satira, anche se ci vogliono tre caffè e sette mattonate per rimanere svegli a certe ore. Alla Rai manca il coraggio. Il coraggio di puntare su una prima serata tipo Zelig, priva di ogni volgarità al contrario della nerissima uscita di Enrico Montesano al Festival soporifero forgiato da Pippo Baudo, a cui nessuno dice che ha fatto il suo tempo (grazie tante, a nome di tutti). Non è un caso che Pippo si debba aggrappare a Fiorello, a Benigni, alla Littizzetto per venirne fuori con decenza. Mike Bongiorno l’ha fatto ed ora è ad un’ora impossibile su Rete Quattro. Ha avuto il buon gusto di lasciar posto.

Non si vuole una televisione musona e zittona. Ma neanche una televisione formato Bagaglino. Una televisione che insegni, oltre a far ridere e divertire. Solo così la televisione sarà positiva. E per far diventare una televisione così non si può puntare al presidente di McDonald’s, caldeggiato dal nostro presidente del consiglio come presidente della Rai. La tv non è solo merce.

Pignolo 11 marzo 2003 - Diego Pretini

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