Pace

Devo dire la verità. Il regolamento del Parlamento, articolo per articolo, non lo conosco. So – come tutti, credo – qualcosa in generale: bisogna tenere un comportamento abbastanza formale, al Senato gli uomini devono essere almeno in giacchetta, non si può urlare mentre un parlamento sta declamando il suo discorso. Insomma, bisogna tenere un comportamento che dia una specie di solennità, com’è giusto, che faccia da esempio anche per il quieto vivere: essere educati in generale, non interrompere l’interlocutore, vestire in modo da non colpire la sensibilità altrui. Tutte piccole cose che aiutano il vivere civile. Anche se poi squilla il telefonino e addio conversazione serena.

L’altro giorno alla Camera c’era il dibattito (senza votazione, vergognosamente senza votazione) per discutere sull’imminente guerra all’Iraq (da notare che è imminente da sei mesi, minimo). E sei deputati Verdi, tra i quali il più noto era Paolo “Piotta” Cento (uno che davvero sento uno del popolo, tra tante cravatte blu inutili), alzano altrettanti cartelli dai loro seggi con la scritta: “No Basi, No Guerra”. Subito insorge la maggioranza, il presidente Casini insorge, i commessi corrono come lepri per rimuovere i manifesti. I Verdi fanno resistenza, un commesso ci rimette anche, alla fine Cento e i suoi cinque compagni verranno sospesi dai lavori della Camera per quindici giorni.

Il giorno prima il presidente del Senato Pera (che, lo ricordiamo, ha l’abitudine di mangiare in mutande) ha invitato una scolaresca di Lucca, sua città-natale. Uno studente del liceo scientifico Vallisneri, Francesco, ha aperto l’Invicta, ha tirato fuori una bandiera arrotolata e l’ha dispiegata, esponendola all’assemblea. C’era scritto, semplicemente, “Pace”. Anche qui immediata la reazione dei senatori: il centro-sinistra ha iniziato ad applaudire, la Villettaschiera delle Libertà ha protestato. I ragazzi sono stati fatti allontanari dagli addetti del Senato. Che fosse stato il presidente Pera (che, ricordiamolo, mangia in mutande) lo ha rivelato, fra lo sconcerto generale, il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, che ha condannato l’episodio.

Questa regola del Parlamento non l’ho capita, per esempio. Uno che predica la pace va buttato fuori, va allontanato, gli vanno tarpate le ali, va sospeso quindici giorni dal suo lavoro di parlamentare? E’ più grave esporre un cartello con scritta la parola Pace o essere imputato per corruzione? Chi ha più diritto a stare nella Camera dei Deputati eletta dal popolo italiano: uno che urla Pace o uno che fa dondolare un cappio durante una seduta? (Per chi ha memoria corta furono un paio di parlamentari della Lega Nord, lo stesso partito del vicepresidente Calderoli, colui che ha “condannato l’episodio”, quando Francesco ha tirato fuori la bandiera con l’arcobaleno).

Entrando nel merito, la guerra all’Iraq è come le feste in maschera: ci sarebbe di meglio da fare. L’Iraq possiede armi di distruzione di massa? Anche gli Stati Uniti. L’Iraq ha minacciato di usarle? La Corea del Nord ha più volte detto di fregarsene dell’America e di ricominciare a curarsi della sua bella attività nucleare che fa sempre bene al corpo e all’anima. L’Iraq non ha rispettato risoluzioni Onu? Neanche Israele. L’Iraq non ha nessun carattere democratico e Saddam Hussein è un dittatore? Anche il “nostro amico” Pervez Musharraf, quel signore con i capelli tinti e i baffi grigi, occhiali da vista e abbigliamento militare, ha preso il comando del Pakistan con un colpo di Stato e forse sotto il banco ha suggerito la via di fuga più semplice e veloce per Osama Bin Laden, un pover’uomo che ha avuto una caduta di popolarità nei discorsi dei capi di tutto il mondo che fa commuovere e riflettere. Saddam Hussein ha sterminato milioni di curdi? La persecuzione non esiste solo in Iraq, purtroppo. C’è in Nigeria, c’è in Botswana. Il governo iracheno è sospettato di essere collegato con Al Qaeda e Bin Laden? E Bin Laden deve prendere i soldi dall’Iraq, se ha sedi della Osama Inc. in tutto l’Occidente – tutto? L’impressione è che ogni motivo elencato sia troppo debole per giustificare un bombardamento su Baghdad e dintorni. La verità è che nulla è cambiato nel Duemila e in qualsiasi modo lo si chiami, libero mercato, new economy, alla fine è sempre il denaro che conta.

La scorsa settimana, a Firenze, un povero ragazzo ha rapinato – ha provato a rapinare – un locale ed è uscito con 1,50 €, cioè 1,50 $, ovvero 2904 lire. Questo è il mondo che stiamo vivendo, per cui non sbrodoliamo troppo dietro alle parole di chi comanda davvero.

Pignolo 10 febbraio 2003 - Diego Pretini

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