I’m back

Quando scrivo, non lo faccio perché lo devo fare. Lo faccio perché lo voglio fare. La differenza dei modali è sostanziale. Accendo il computer e apro Word e inizio a scrivere. Così. Non che progetti, ore prima, Alle quattro devo scrivere. E’ chiaro, lo faccio per i giornali per cui scrivo, perché c’è il caposervizio che, per tenero, candido e coccolone che sia, deve pur dare ordini e limiti di tempo, perché l’impaginazione non aspetta certo Diego.

Ma quando devo scrivere delle cose davvero mie, come sono tutte quelle di ElbaSun.com, vengono così, tra una partita di tetris e un articolo sulle targhe alterne in città, tra un pezzo sugli Allievi Regionali girone D e l’allenamento di quindici marmocchietti assatanati.

Il computer che ha dato fuori di matto, un tour in tutte le scuole medie della città per promuovere uno sport sconosciuto o comunque bistrattato (il mio), un aumento di impegni professionali (come non mi piace quando uso questi paroloni), gli allenamenti di elfetti dai tredici anni in giù che si moltiplicano e, sì, anche una vita privatissima che anche per un furbetto come me ogni tanto ha un’importanza (gigantesca, improrogabile importanza): tutte queste cose insieme hanno lasciato al palo il Pignolo in questo mese e mezzo di assenza.

E’ comparso solo una volta, a gennaio, sottoforma di Inviato Speciale, tramite un pezzo che forse a pochi sarà piaciuto, ma spesso quello che piace a me non piace ai lettori e viceversa, ormai l’ho imparato. Ora, voi, folli e incomprensibili Pignolo-dipendenti in salutare astinenza, riavete il vostro appuntamento settimanale con l’idiozia.

Ho vissuto, ormai confesso tutto, anche un momento di crisi artistica, anche se è stata più crisi che artistica, almeno finché non scriverò un libro (improbabile) e questo verrà pubblicato (pazza idea). Ma poi penso che anche Bruno Vespa pubblica libri e allora realizzo che neanche a quel punto sarei un artista. La crisi mi ha attanagliato convincendomi a tal punto che vi dico una cosa sconvolgente: d’ora in avanti cercherò di parlare meno di Berlusconi. (Brusio assordante della platea). Ebbene sì. E questo per un semplice, limpido, comprensibilissimo motivo. Se il Nano Ridens non riformerà la giustizia (cioè: immunità parlamentare, depenalizzazione di una dozzina di reati che hanno a che vedere con la truffa e la corruzione, obbligo per gli avvocati dell’accusa di truccarsi, di indossare un tanga leopardato e di stare supini davanti agli avvocati della difesa miniti di scudiscio), se, dunque, la giustizia non verrà finalmente riformata e il premier verrà condannato alla prigione e quindi si dimetterà, sarà il caos totale. Per me. Con chi me la prenderò, con chi sfogherò i miei malesseri, chi prenderò per i fondelli? Sarà la fine del Pignolo. Invece se da ora inizio subito a parlare d’altro, mi preparo. Perché poi non potrò più dire cose del tipo:

- Berlusconi nel suo tele-comizio di mercoledì scorso ha detto, più o meno: Rispondo solo al popolo. Qualcuno gli dica che i giudici attuano la legge, la legge è fatta dal Parlamento, il Parlamento lo vota il popolo. Quindi accettando la condanna e non rispondendo con le armi più vigliacche (“uso improprio del Parlamento” esiste? C’è un avvocato che mi legge che mi risponderebbe?) risponde al popolo.

- Berlusconi ha detto, sempre mercoledì nel suo monologo esteriore: “Dal momento della mia discesa in campo contro di me e contro i dirigenti del mio gruppo sono stati avviati 87 procedimenti, celebrate 1561 udienze processuali, sono state effettuate 470 visite della polizia giudiziaria, sono stati asportati documenti per oltre un milione di pagine, sono stati passati ai raggi X oltre 270 conti correnti”. Ma perché nessuno pensa che qualche motivo ci sarà?

- Una cosa giusta la dice, Berlusconi, sempre mercoledì, sempre a reti semi-unificate per motivi strettamente personali: “Oggi sono in gioco i princìpi della Costituzione e della divisione dei poteri, è in gioco il funzionamento delle istituzioni”. Chi gli ha scritto questa frase, inizi da lontano per spiegargliela. A partire della Resistenza, passando per la Costituzione, arrivando alla “democrazia liberale” tanto pronunciata da questo signore, credendo che per “liberale” s’intenda che uno che viene votato può fare quello che cippa gli pare.

I nonni e le nonne sono molto spesso la nostra saggezza, la nostra enciclopedia personale. Guardando insieme la registrazione del filmato artigianale di casa Arcore, nonna Carla mi ha detto, quasi sottovoce, senza cattiveria, quasi con compassione: “T’immagini quante cose nuove deve aver studiato per iniziare a fare quel lavoro?”. Diciamo ai parenti del presidente, di risentirgliela, la lezione, prima di mandarlo all’interrogazione.

Pignolo 3 febbraio 2003 - Diego Pretini

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