Sordi

C’è un signore che di cognome fa Giuffrè, di nomi ne ha minimo tre (Antonio-Tonino-Nino), di professione fa il pentito, dopo aver svolto quella di capo mafioso per anni, a fianco di Bernardo Provenzano, latitante da non mi ricordo quante decine d’anni (e se fosse latitante, sì, ma già in cielo?). Questo signore sta dando una risposta ad ogni domanda che riguarda le cosiddette “collusioni” tra politica e mafia. Addirittura ha dato una spiegazione al “suicidio” di Roberto Calvi, a cui mettiamo le virgolette da vent’anni, perché si sa che l’hanno ammazzato, ma non c’hanno mai detto, per loro volontà o per loro incapacità, chi l’ha ammazzato.

Questo signore, Giuffrè, negli interrogatori a cui è stato sottoposto negli ultimi sei mesi, ha fatto i nomi di Giulio Andreotti, poi di Marcello Dell’Utri, per ultimo quello del deputato di Forza Italia Gaspare Giudice, che, dice Giuffrè, sarebbe stato facilitato ad entrare in politica da Pietro Aglieri, boss di Santa Maria di Gesù.

Che la classe dirigente rinascente agli inizi degli anni ’90, dopo la selezione naturale di Tangentopoli che spolverò il Parlamento, dovesse “tutelare” gli interessi mafiosi Giuffrè l’ha confermato un paio di volte. E sul caso Calvi Giuffrè ha detto chiaramente che fu la mafia ad ucciderlo e che, in attesa di esecuzione, lo nascose nelle ville costruite da Cosa nostra in Sardegna.

C’è chi dice che Giuffrè parli così tanto e di cose tanto importanti, proprio per avvertimento per chi è al Governo (“noi vi abbiamo votato, ma ora voi…”), ma queste possono essere analisi sbagliate.

Il fatto è che di tutto questo i giornali e i telegiornali se ne strafregano nella stessa entità con cui hanno curato la “volontà di non rispondere” del presidente del consiglio. Per uno che sta zitto i mass media hanno fatto un baccano di mezza settimana. Per uno che ti dice tutto quello che vuoi sapere da anni, ci si dà uno sguardo e poi si lascia lì. Lo si ritira fuori solo quando non c’è altro da dire su chi è il vero leader della sinistra, sul pallone d’oro a Ronaldo (uno scempio), sulla Rai (in fondo chi se ne frega se decideranno in due in Cda: si dovranno vergognare e basta ad andare avanti così) o su Harry Potter 2.

Le cose sono due.

O i direttori dei telegiornali, oltre che lottizzati, sono diventati tutti rincoglioniti e con loro tutti i direttori di giornale.
O Giuffrè, per farsi notare, le sta sparando di brutto, cercando di cogliere l’attenzione almeno di Radio Subasio.
In questo caso, allora, c’è da aspettarsi molte altre uscite forti di Giuffrè, anche se il periodo in cui era autorizzato a cantare è quasi finito.

Giuffrè continuerà a dare soluzione ad ogni mistero italiano, ma i giornali e i cugini televisivi continueranno a parlare delle battute spassosissime di Berlusconi, della polenta di Bossi, di Monica Lewinsky (ma a voi fregava qualcosa?), delle canzoni di Apicella e di come va bevuto il vino a Capodanno (se in piedi, sdraiati o a testa in giù).
Giuffrè, comunque, ci dirà più o meno:

  1) Cos’è successo a Ustica.

  2) Esattamente tutto quello è successo nelle stragi di Bologna e Milano.

  3) Chi e per chi ha ucciso Mino Pecorelli.

  4) Quello che è successo a Fatima, spiegato in modo scientifico.

  5) L’indirizzo di Dio.

  6) Perché Ronaldo ha giocato in quel modo la finale di Coppa del Mondo del 1998 contro la Francia.

Quando avrà capito come funziona il giretto dei giornali e dei telegiornali, inizierà a cambiare argomenti e finalmente i mass media inizieranno ad ascoltarlo. Per fare questo Giuffrè inizierà a rivelare:

  1) Uno per uno, i gusti gastronomici di Silvio Berlusconi, divisi per primi, secondi (a sua volta spaiati in carne e pesce), contorni, frutta e dessert.

  2) Che sogni fa la notte J.K. Rowling, l’autrice del Signore degli Anelli. Seguirà analisi freudiana dei sogni di altri scrittori: Aldo Busi, Marcello Veneziani e Paolo Mosca.

  3) Quante volte lo fa al giorno Michael Schumacher e se almeno quello lo fa in italiano (ché ricordano le magliette vendute nelle piazze delle città artistiche: “Italians do it better”)

  4) La concezione di rapporto tra globalizzazione e povertà di Flavio Briatore e Luca Casarini, nonostante è evidente che nessuno dei due sappia esattamente di cosa stia parlando.

  5) Perché RaiDue insiste a mettere in onda Excalibur (mercoledì, ore 21,00), obiettivamente una delle trasmissioni più noiose, barbose e rompiballe della storia della televisione degli ultimi vent’anni, solo dopo Telecamere di RaiTre (domenica, ora di pranzo).

A quel punto i giornali non resisterebbero più: prime pagine ovunque e apertura di tiggì perfino sul Tg4, al posto della gigantografia del premier.

Pignolo 18 novembre 2002 - Diego Pretini

101


Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE

Copyright © ElbaSun

(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dell’autore)