Dopotutto

Dopo un anno e tre mesi;

dopo cento pezzi e migliaia di parole;

dopo aver fatto sorridere, questo sì;

dopo aver fatto riflettere, forse, qualcuno, chissà, può darsi, ci sta;

dopo aver creato più grattacapi alla mia Web-mastra che all’obiettivo principale dei miei scarabocchi;
dopo che il suddetto target ha fatto approvare, come prima legge della sua legislatura, la diminuzione della tassa di successione (deve aver pensato a tutti gli accidenti che ha preso, non da me di certo, chè mi dà lavoro);

dopo che ha quasi cassato la legge che punisce il falso in bilancio, quando lui, per una coincidenza semieclittica, era imputato proprio per quel reato;

dopo che in Bulgaria ha parlato di dittatura della sinistra;

dopo che ha definito “uso criminoso” mettere in onda un programma come il Fatto di Enzo Biagi (ottantatre anni, sessantasei dei quali a fare il giornalista, cioè uno meno del periodo che va dalla nascita del Phard-Che-Ride ad ora);

dopo che ha promosso la civiltà occidentale come “superiore” (n.b.: stava parlando della stessa civiltà che ha partorito sacerdoti – non al singolare, al plurale: sacerdoti – che violentavano giovani credenti, spacciando quello come un gesto d’amore verso Dio);

dopo che ha dato un grandissimo peso alle Grandi Opere del suo Governo come il ponte sullo Stretto (che, pare, diminuisca di una sola ora la durata del viaggio verso la Sicilia da qualsiasi parte che non sia Reggio, che, pare, fra vent’anni sarà da buttare, che, pare, dovrà stare chiuso per 120 giorni all’anno per il forte vento e le forti correnti dello Stretto);

dopo che ha costretto l’allenatore del Milan a far giocare Inzaghi con Schevchenko in attacco (il Milan ha giocato da far schifo, comunque pare che a breve sulla panchina del Milan ci sarà un coach ad interim);

dopo che ha negato un’intervista ad una giornalista sportiva Rai che chiedeva quello che aveva appena ottenuto il giornalista Mediaset (un paio di domande) nel modo che segue: (“Presidente, una domanda” “No, guardi ho già fatto con lui” “Ma non siamo la stessa azienda, ancora” “Vi incorporeranno”);

dopo che, appoggiando un gomito sul bancone del bar, ha detto che lui sì che la saprebbe salvare la Fiat (basta chiamarla Ferrari e mettere un paio di nomi inglesi);

dopo che ha lanciato l’idea di far diventare tutti infermieri gli operai futuri disoccupati (vista la grande crisi del settore. Degli infermieri) nel seguente modo: “Ci sarà qualcuno che avrà fatto un corso di Pronto Soccorso, no”?;

dopo che ha chiamato “incivili” le dimostrazioni dei cassintegrati Fiat in Sicilia, perché non lasciano lavorare serenamente su qualche molo messinese;

dopo queste e tante altre cose che non mi vengono in mente, ma che troverete sicuramente cercando su una sessantina di pezzi del Pignolo presenti nell’Archivio;

dopo un anno, sei mesi e tre giorni in cui ho aspettato e ho sperato di arrivare a questo momento:

Grazie, Presidente Berlusconi, senza di Lei, Il Pignolo, adesso, sarebbe solo alla quarantesima puntata.

Grazie di cuore, da parte mia e da parte di ElbaSun

Pignolo 17 novembre 2002 - Diego Pretini

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