il Pignolo 10

Il giornalismo che avanza

Distrattamente appoggio le pupille per caso sul telegiornale di Italia Uno, cioè un telegiornale in cui le uniche notizie si hanno dagli inviati all'estero e ogni tanto da qualche servizio di politica interna. Il resto è noia, diceva il Califfo. E questo è confermato da un servizio lungo circa novanta secondi, del cui autore, per fortuna, non ricordo il nome: un uomo chiamato "giornalista", in sostanza, solo perché lavora in un telegiornale, che al concetto di telegiornale ci si avvicina raramente. "Giornalista", in questo caso, è un termine che deve essere usato circondandolo con una vasta gamma di virgolette. Chiudiamo qui le cattiverie, perché potrei continuare fino alla fine dei miei giorni. Vi racconto, invece, cosa caparbiamente, superbamente, con orgoglio e vanità, con spocchia e boria, Studio Aperto ha mandato in onda una sera di queste. La povera conduttrice del tg si ritrova a dire a un certo punto che "l'uomo che ha lasciato Martina Colombari pare che sia molto vicino a Manuela Arcuri". E piena di falsa allegria e finta esaltazione lancia uno strozzato "Vediamo". Il servizio è nel 95 per cento formato da immagini della Colombari e della Arcuri in vesti inesistenti, mentre si fanno fotografare da gente a caso. Ricordiamo che Studio Aperto fu l'unica redazione ad aprire un'edizione serale parlando di un titolo troppo forte in cui compariva la parola "cazzate", una parola detta da chiunque ovunque in qualunque momento. Invece, evidentemente, si possono far vedere tette e culi, senza reggiseno né mutande, alle 7 della sera. Questo è il senso di tutto, insomma. Ma torniamo a quell'uomo tutto genio e sregolatezza che viene pagato da Mediaset per 90 secondi di donne nude e parole a caso, ripetendo minimo tre volte, in maniere diverse (qui sta la bravura) la stessa cosa: "l'uomo che ha lasciato Martina Colombari pare sia vicinissimo a Manuela Arcuri che, però, smentisce:…" e segue un'interessantissima intervista alla Arcuri in occasione dell'uscita del film Harry Potter e la pietra filosofale. Dice, per la verità, anche il nome dell'uomo conteso, ma, mi piange il cuore, credetemi, non me lo ricordo. Questo nome viene ripetuto parecchie volte, dal (colpi di tosse e schiarimenti di voce) giornalista, ma non mi è voluto entrare in testa. Sapete forse perché? Perché appena è finito il servizio abominevolmente inutile, ho urlato alla televisione (per fortuna non trovando nulla da tirarle contro): chi diavolo se ne frega?

P.S.: A proposito di calendari. Anche il primo ministro russo Putin farà un calendario. Si spera che non lo sappia Berlusconi. Perché sennò viene la voglia anche al Cav., si monta la testa e magari vuole fare anche il modello. "Ma come? Lo fanno i comunisti e non lo faccio io?". Ci mancherebbe anche questa).

Il Pignolo 17 dicembre 2001 - Diego Pretini

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