Nadia

Lettera n° 13

Torno a te dopo che le rose calpestai e la loro essenza fu dispersa nel vento che più non m'ebbe.

Sei ancor desta a quest'ora, anima mia che un dì mi appartenesti?

No, non credo, il tuo dolce corpo è nella mani altrui dimentico oramai della sofferenza che si dileguò nel calar della sera, or che tutto mi è vicino.

Era nostro il chiaror della luna che ora vedo nella sconfinata distesa di braccia aperte di uomini che fecero della turrita città il loro simulacro per più non piangere?

Rimembro i seni tuoi dai quali assunsi il latte della vita nel dolce mistero dell'inganno che si perpetua nei dì solenni e solitari della mia atterrita vita.

Or dunque non mi ascolti? Non fai tuo il mio tormento che più non mi fa vivere nell'ombra dell'attimo solingo dal qual fuggo per il troppo ardir di notti senza lune.

Impreco gli dei che tanto dolor mi arrecano e con le mani giunte desidero il tuo io che più non vidi per una malia che si perpetua.

Desidero i tuoi baci, la tua dolce carne che fu mia nelle notti che videro l'amor farsi corpo, e da questo nacque la speranza del giorno che di lì a poco urlava la sua gloria.

Ricordo ancor le larghe vie che come fiumane avvolgevamo la pianura, letti di fiumi che cercavano il loro mar per darsi ad un amplesso che più non odo.

La speranza della sera si è smarrita nell'incerta ora dileguando il tempo che più non mi appartiene privo com'è delle lancette che segnavan le mie gioie e i miei dolori.

Orfano di te, Nadia, naufrago nel mar dei sentimenti, dolce tragico nel moltiplicarsi dei miei smarriti giorni che, senza te, son solo notti di dolor.

Maurizio M....

 

  LETTERE D'AMORE

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