Nadia

Lettera n° 10

Non creder più al dolce inganno del mattino gelido di idee, come io non più credo al sorriso che racchiude la falsa verginità dell'anima nel giorno che si fà notte con il chiaror della ragione.

Odi, dunque, la disumana sofferenza di colui che attende la fedeltà agoniata e mai più trovata?

Odi nei giorni solitari quanto è facile naufragar nell'insperata isola che il canto delle sirene tramuta in sogno?

Già, ma tu non ascolti il mio verbo che ti cerca nel sonno non più dormito, per l'affanno di ritrovati sogni che si legano agli assurdi incubi che parlano uno straniero linguaggio, nell'ardir vano della comprensione.

Ah, ma allor è così difficile farmi udire?

Non pensi all'attesa che non genera più alcun sentimento se non l'odiata noia?

Non ti bastò il veder Castelpulci dove ancora risuonavano le ingrate ore di Dino?

Tu replicasti" si, faccio mio il tormento" e piangesti un pianto vero un "pianto antico".

Or dell'orfismo non ho più la pace nella speranza sperata di incontrarti a Barco o nella mia fedele solitudine.

Lascio a te l'ingrato compito di cercarmi nella trepida attesa che generò l'odiato odio che tolse a me ogni anelito ad un rivederci.

Se mi ascolti, abbandona l'orgoglio e dallo ai rovi: sarà una rosa che sboccerà nella remota primavera.

Maurizio M....

 

  LETTERE D'AMORE

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