Anna

Lettera n° 1

Cara Anna, è l’alba di un nuovo giorno.

Mi accingo ad accogliere l’aurora festeggiando così, dopo 43 anni, la mia prima missiva d’amore; ed è rivolta proprio a te. Che cieco sono stato, ma ora sono felice perché ristorato dalla tua luce.

Non è come pensi, scriverti non mi costa fatica e mi basta assecondare i moti dell’animo perché si traducano subitamente in scrittura. Ciò, non toglie importanza e solennità al mio gesto e tantomeno a quello che mi appresto a dirti.

Nel corso della convalescenza ho avuto molto, moltissimo tempo per pensare… non immagini quanto l’inattività possa essere noiosa, snervante e al contempo preziosa.

Con calma ho potuto rivisitare alcuni dei momenti vissuti insieme e soffermarmi incantato dalla grazia di un tuo gesto o da un tuo sguardo rivelatore. Ho sorriso di noi ma anche pianto… amore mio, perdonami se solo ora che stringo i cocci fra le mani fremo e mi impietosisco al tuo pensiero; è con le mani insanguinate ed il cuore infranto che mi piego al tuo cospetto.

Ricordi quando imbronciati camminavamo lungo il viale alberato, entrambi testardamente irrigiditi nelle nostre posizioni, entrambi silenziosi e indispettiti? E che successe poi? Ricordi? Un colombo lasciò una inequivocabile traccia sulla mia spalla! Ne seguì la tua autentica risata e il mio ridicolo piagnucolio.

E che sgomento quando perdesti disgraziatamente il tuo amato gatto! Ricordo la scena surreale che si presentò ai miei occhi quando giunsi, come ero solito fare, per l’ora di cena… tu, folle di dispiacere, piegata sull’esanime corpicino avvolto in un panno bianco quasi veste battesimale. Che pena, che profondo turbamento mi sovviene allo scorrere di tali immagini! Eri rapita dal tuo dolore e io impotente di fronte a tanta sofferenza.

Ho poi a lungo divagato nel ricordarti in tutta la tua tenera fragilità e titubanza di fronte alle “scelte importanti della vita”; già, così le apostrofavo ilarmente e tu in risposta arricciavi le sopracciglia; lasciare gli studi per impegnarti nel lavoro e finalmente guadagnarti quella autonomia tanto agognata o resistere e proseguire fino alla laurea, naturale approdo ai tanti sacrifici sostenuti dai tuoi cari, nonché loro massima soddisfazione?

E quali sarebbero state poi le incerte prospettive ?

Sarebbe giunto, e quando, il fatidico grande distacco, il taglio a quel cordone che ci ostiniamo erroneamente voler congiunto all’ombelico anziché al cuore?

Quante domande ti assillavano, e com’erano vuote le risposte di allora. Eri sospesa, in magica attesa di un avvenire che tardava a delinearsi anche nelle sue linee massimali.

Amata Anna, è disperato il mio appello!

Ti prego, non voltare per sempre le spalle al nostro amore, non lasciare che appassisca ineluttabilmente come fiore reciso. Non ostacolare i tralci del mio amore ma lascia che possano protendere verso di te. Lascia che la pianta maturi i suoi frutti e ti prometto che il loro nettare sarà dolcissimo e tu la sola ed unica conviviale al mio banchetto.

Ti amo.

Tuo per sempre, Giorgio.

 

  LETTERE D'AMORE

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