a cura di Reno Bromuro

Sibilla Aleramo e Dino Campana

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DALLA LETTERA 62 ALLA 100

LXII Lettera

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Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Livorno, 3 gennaio 1917]

Tuo


LXIII Lettera

 Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze?] 4 del 1917

Dicevi ch'eri tu che mi amavi, Dino? Sono io, sono io che amo te. Che dipendo dalla tua vita. Non chiedo altro. Ti adoro. Vivo perché m'hai detto che il mio amore, di cui non hai bisogno, ti è però caro. Adorato. Hai promesso di scrivermi come stai, aspetto, aspetto, guardo verso il mare dalla mia torre.


LXIV Lettera

  Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Livorno, 4 gennaio 1917.]

Rina mia
come descriverti lo sguardo idiota di questa gente dopo esser stati baciati dal tuo! Rina io potrei rinunciare a te, ma per sempre. Cosi bella come un réve potrei dimenticarti solo per andare molto lontano e non tornare più. Davanti alle cose troppo grandi sento l'inutilità della vita. Il mare ieri era discretamente bello. Sono andato di notte al mare. Avevo visto i monti pisani velati da cui sorge la luna di D'annunzio senza foco di cui leggemmo e due aeroplani che volavano sul treno. Mia vergine perché leggemmo d'Annunzio prima di partire? Nessuno come lui sa invecchiare una donna o un paesaggio. Mio amore come vuoi che ti ami? Pallida, con una vita senza foco3 come col suo diritto il macchinista stinge il paesaggio e viola il ciclo che non conquista? Sciocchezze? Ma sai quanto ne ho sofferto!

Ecco quello che ci divide. Non ho visto e non vedrò nessuno. Non troppe cose dimmi. Pensa che per vivere l'assurdità del nostro amore hai bisogno di tutta la tua grazia. Quando sempre mai forse parole giravano nel soffitto del mio cervello. La città è una serie di cassoni balordi. Appiccicato alla spallina del passeggio guardo il mare senza parole come io sono senza pensiero.

Mio amore mio amore La Gorgona è un dosso lontano sul mare abbandonata laggiù nei tramonti. Tu ora mi conosci e potremmo abitare lontani se non mi abbandoni col pensiero. Una volta in Sardegna entrai in una casa con fuori una vecchia lanterna di ferro che illuminava la parete di granito. Fuori la via metteva sulla costa pietrosa che scendeva dall'altipiano al mare. Questo ricordo che non ricorda nulla è cosi forte in me! La costa bianca di macigni aveva bevuto il tramonto cupo e rosso che chiudeva l'isola e ora colla lanterna rugginosa solo le stelle sull'altipiano brillavano a me a Garcla. Io baciai la parete di granito senza pensare e non so ancora perché. Ricordo che in quella casa stava la sarda moglie dell'alcoolizzato amico dell'amico del nostro amico. Bevemmo il moscato bianco salmastro di Sardegna ed è idiota come mi ricordo di tutto questo. La mia padrona e dell'Isola del Giglio dove io farei certamente bene ad andare ad abitare per un anno almeno. Tu non ne vedi la possibilità?

Dovremmo ancora vedere le Alpi. Nietsche scendeva di là al mare colla sua sfida. Aimè Rina perché non mi lasci morire? La Fedelweis non è d'Annunziano e la Dora scende in tumulto e il più leggero dei baci crea ancora forse come quando dicevo

Come delle torri d'acciaio
Nel cuore bruno della sera II mio spirito ricrea
Per un bacio taciturno 4

Ah miseria di questi ritorni. Puoi amarmi? ancora? ancora? ancora? Non ti scriverò. Le mie lettere sono fatte per essere bruciate.


LXV Lettera

F. Campana a Sibilla Aleramo

[Lastra a Signa, 4/1/1917]

Genti.ma Signora,

La sua lettera affettuosa, le sue premure per Dino mi spingono a scriverle. Non so consigliarla a suo riguardo. Noi a nulla siamo riesciti, solo vediamo che ha bisogno di mettere ad effetto quando dice di partire; ci siamo indotti a passarle quanto le nostre misere forze lo permettano per evitare in lui e a noi cose spiacevoli; abbia, buona Signora, pazienza e tornerà. Non le nascondo che io ho sperato in lei, nel suo affetto che mi sembra sincero, ma purtroppo vedo che ancora nulla abbiamo ottenuto, voglio però sperare che col tempo e pazienza riusciremo a qualcosa. Egli mi disse che lei era molto buona, ma che il carattere suo violento non poteva frenarlo, quando dice partire si sente agitato tanto che meglio è per lui e per noi lasciarlo fare. Se a lasciato la roba rotta e sporca mando io a prenderla costi.

Consigli Dino a tornarsene da Livorno, non è aria per lui sotto ogni aspetto. Nell'Estate scorso egli vi passò troppe noie, che Dio non voglia si ripetine, tanto che fu obbligato a lasciare Livorno. Credevamo che non gli fosse tornato voglia di ritornarci; cerchi di consigliarlo a starci poco, anche per i suoi nervi gli fa meglio l'aria di montagna che quella di mare. Farà molto piacere a dirle questo anche a nome del babbo suo, noi non gli scriviamo perché non ci da ascolto.

Fidente nella sua ascendenza su Dino Le fo ossequi e augura

Dev.ma Fanny Campana.


LXVI Lettera

Sibilla Aleramo a G. Sforni

[Firenze, 20-22 gennaio 1917]

Signore,

Ella avrà ricevuto l'altro giorno Canti orfici di D[ino] C[ampana] assieme al ritaglio d'un artic.[olo] di E.[milio] C. [cechi]2. Forse conosceva già il libro e il nome del poeta. Forse qualche volta anche intese il nome di chi Le scrive. D[ino] C[ampana] voleva presentarlesi di persona, poi non ha osato. Mi faccio dunque animo io, che l'amo, e che soffro dell'impotenza del mio amore a giovargli. Egli è malato da molto tempo, di neurastenia acuta. Da più d'un anno non lavora. Dovrebbe far un lungo soggiorno in una casa di salute * - glie l'ha prescritto ancor ieri il prof. Tanzi4. Ma è del tutto privo di mezzi. Ha sempre vissuto, prima d'incontrarmi qualche mese fa, vagabondo, staccato da tutto. Signore, Le parlo con abbandono e con fiducia, perché so la gentilezza del Suo spirito. Anche Emilio Cecchi m'ha incoraggiata a questo passo. So ch'Ella è grato alla sorte ogni qual volta può, con semplicità, aiutare qualche uomo di valore.

D[ino] C[ampana] abita in questo momento alle Cave di Muoiano, ma è quasi sempre qui in città, dove abito io, L[ungarno] Acciaioli] 24 pr[ rosso] Fr[arini]. Io La ringrazio di quel ch'Ella farà, e non lo dimenticherò mai. Le auguro tanto bene.

S.A..

* Vedi nota lettera LXXXI


LXVII Lettera

G. Sforni a Sibilla Aleramo

[Firenze, 24 gennaio 1917] mercoledì

Genti.ma Signora,

Ho ricevuto il volume di cui mi parla ma non sapevo da chi mi fosse stato portato. Se il Signor Campana vuoi venire da me lo conoscerò molto volentieri: io sarei in casa Domenica verso le 6 1/2. Se in quel momento egli non fosse libero, lo pregherei di telefonarmi per darmi un altro appuntamento. Mi creda con ossequi Suo dev.mo

Gustavo Sforni


LXVIII  Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze 28 febbraio]

Dino,

Dicesti: "Sibilla resisterà una settimana, poi mi soffocherà di lettere, di espressi...".

È un mese che sei partito, e ti scrivo - per un'unica volta. Non ho mai più saputo nulla di tè, se non che ti sentivi "bene e quasi felice". Neanche Cesarino m'ha più scritto. Non aspetto più nulla.

Ma ti scrivo perché c'è una verità che ti voglio aver detto, che forse ti entrerà in petto ora che tè la dico di lontano e senza più speranza di rivederti.

Dino, io e tè ci siamo amati come non era possibile amarsi di più, come nessuno potrà mai amare di più.
Dino, e il dolore non importa, e non importa la morte.

Io son già fuori della vita, anche se piango ancora.

Dino, fa di salvare nella tua anima il ricordo del nostro amore, poi che non hai saputo voler salvare l'amore nella vita, fa di portarlo nell'eternità com'io lo porterò!

Dino, che DÌO ti guardi.

Sibilla


LXIX Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana 

[Firenze [17 febbraio 1917]

C'è un ramo in fiore - che profuma di miele - e ci son luci rosse e nere - di legna che arde. - Ricordi inattesi - di paesi - felici, - gemiti improvvisi - per visi - che atrocemente risero - e s'allontanarono. - Intensa fragranza - e guizzi in stanza - a sera - pace del fuoco - eco di luce - la pigna in brace - tutte le foreste lungi. - Desdemona - e il salce dov'è?

Tè la volevo mandare un mese fa! Vedi come è brutta, strappala!


LXX Lettera

F.  Campana a Sibilla Aleramo

[Lastra Signa, 5-5-1917])

Egregia Signora,

La sua lettera mi ha sorpreso credendola lei pure a Torino. Non le nascondo che era il pensiero che mi teneva tranquilla riguardo a Dino. Tanto io che suo Padre fummo meravigliati ricevere una cartolina Ì14 febbraio da Dine dal Piemonte. Solo chiedeva il suo mensile che cera freddo e la spesa della legna in più. A posta corrente il babbo gli mandò le 30 lire quindicinali, e nella cartolina io pure uni poche righe, chiedendole la cagione della sua silenziosa partenza e se lei era in sua compagnia.

Abbiamo atteso invano la risposta. Circa il 20 ebbe le altre 30 lire, e il primo di marzo altre 30 lire, con preghiera di dirci perché era costà, cosa faceva come stava. Siamo al ^ e nulla scrive. Il babbo dice che se non gli chiede non gli manda più denaro. SÌ sacrifica per lui giovane e robusto.

È un benedetto figliolo che bene non può stare, hai nostri occhi, fa il possibile per star male e fare star male i suoi.

Non so cara signora che cosa aggiungere. L'infanzia e l'adolescenza di quel figliolo e stata meravigliosa. Pacifico bello grasso ricciuto, intelligente di due anni diceva l'Ave in francese, ero da tutti invidiata. DÌ un ubbidienza e bontà eccezionale, i suoi professori di ginnasio e liceo lo dicevano di un ingegno non comune, a noi genitori dicevano, sarà la loro consolazione. - Ora sono stata costretta dirle: per compatirti grande, bisogna mi richiami alla mente i tuoi primi anni, e non basta. Lo crede che spero in un altra trasformazione.

Venne il 20 gennaio, e più non l'abbiamo visto, si cambiò prese le scarpe accomodate le 30 lire quindicinali, noi siamo in regola. Anzi lo pregai a dirle che il giorno stesso avevo pensato rispondere alla sua lettera, le facesse le mie scuse, aspettavo il calzolaio per unire al pacco le scarpe grosse accomodate, e tutto inviarle come mi diceva.

Perdoni se troppo e a lungo mi sono trattenuta, e uno sfogo materno che compatirà.

Se saprò qualcosa glielo comunicherò. La saluto distintamente.

Dev.ma Fanny Campana

Dino a portato via tutto anche la roba rotta? dove a messo tutto? a in più una sua fotografia Dino?


LXXI Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[marzo 1917?]

Mio caro, lo sai che mi stanno uccidendo? Oh, non ti allarmare. Piano piano e nessuno se ne accorge. Minuto per minuto, in questo assurdo silenzio gonfio d'indicibile, aumenta la prostrazione, la fissità vana dello sguardo, e il sapore di terra in bocca. In questi ultimi giorni, per giunta, ho lavorato. Niente di molto bello, ma tutto serve. Non eri tu che dicevi "Come costa caro far poesia!"? E poi il motto Auf mors, Bah, perché ti scrivo queste storie? Pensare che l'altra mattina mi son svegliata col pungolo di mandarti questa straordinaria frase: "Cane arrabbiato che m'hai morso, muoio, ma ti taglieranno la testa". Forse l'avevo sognata. Ancor adesso la contemplo con reverente stupore, lo stesso che m'incuteva certe volte il tuo più atroce furore. Poveri noi. Dino e Sibilla, anzi, Dinuccio e Rinetta, che non potranno amare mai più. Almeno io ne ho più per poco. Ma tu? Ingrassi? O fai versi? Addio, mio caro, non aspetto mica risposta. Hai visto che non t'ho "soffocato" con le mie lettere? Addio, Dino, che Dio ti guardi.


LXXII Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Marzo 1]

Dino,

ho una grande malinconia, un grande amore, una parola, non so quale, da dire.

Non so quel che la vita vuole da me. Se debbo resistere in questa solitudine, in questa preghiera d'ogni istante: rinunciare a rivederti, restare per sempre con questo sapore di terra in bocca; salvarti con la mia rinuncia, col farmi amare da lontano. Aspettare la morte, quant'anni, Dio mio?

O venire, con tutta l'umiltà del mio cuore che vuoi piangere e che vuoi cantare. Che non sa nulla, di là dalla gioia di ritrovarti. Che tu rinnegherai, calpesterai ancora, e continuerà ad amarti, cosi...

Dino. E sentirmi chiamare per nome. Oh non è miseria. Ti amo. Ringrazio DÌO. L'adorazione silenziosa per l'universo, si scioglie in queste lagrime se ti vedo o se ti penso. E quando tu mi chiami Rina, è DÌO in tè che mi vuoi bene, che mi sorride. Vicino o lontano?.


LXXIII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Rubiana, 8 marzo 1917]

Egregia Sibilla,

II mio silenzio deve avervi significato che nulla e più possibile tra noi. Voi avrete dunque rinunciato al progetto del vostro viaggio quassù. Già vi dissi che preferivo uccidermi piuttosto che vivere con voi. Questa mia decisione si è consolidata. Lasciatemi dunque perdere. Sento che non potrò mai più perdonarvi. Addio dunque. Tutto è finito per sempre.

Campana.


LXXIV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Rubiana, 9 marzo 1917, ore 11,20]

Perdona vieni subito.

Campana.


LXXV Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze] 9 marzo, sera [1917]

Perdonarmi? D'esserti venuta incontro, d'averti creduto un uomo libero e grande, d'averti parlato come parlo soltanto all'anima mia - perdonarmi d'averti "preso sul serio", vero Campana? D'aver durato il martirio più infame, per amore, per speranza invincibile di miracolo, e baciato le tue ginocchia. E ora, d'aver aspettato, pregando, pregando DÌO Che ti salvasse, che il silenzio e la montagna ti facessero sentire che cosa siamo stati e che cosa potremmo essere - aspettato e taciuto, in una consunzione d'ogni minuto, quanto tempo? Ed è sempre la notte che sci partito, tè l'ho scritto finalmente nella cartolina che s'è incrociata con questa tua lettera2 ... Dino, povero, povero, povero!


LXXVI Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Villa Irma, Rubiana (Torino) [11 marzo 1917]

Cara Rina

Non ho ricevuto la tua cartolina. Non ti dico quello che ho sofferto in questo tempo. Non ho vissuto (?) che per te. Vedi che appena ti sei mossa, hai scritto quella cartolina che non ho ricevuta - io ti ho scritto. Volevo dirti in quella lettera che tu venissi perché volevo morire, e questo tutti i giorni che c'era un po' di sole qua volevo scrivertelo. Invece ti ho scritto il contrario, ma tu sai leggere.

Cara Rina, non voglio attaccarmi a te con quella disperazione che tanto ti offendeva, mi contento di dirti che ti amo più della mia vita, e ti prego a non chiedermi più di quello che posso darti. Tu sei libera, io non ti domanderò mai più nulla.

Hai lavorato un po'? Vuoi venire tu o che venga io? Vuoi che viviamo insieme o lontani? Sai i miei gusti. Come stai? Che vita hai fatto? Qua non manca ancora nulla. Mandami un quarto chilo di Thè Hornimans unica gioia.

La casa è ospitale qua. Posso disporne liberamente, benché sia innocente (scusa la parola). Ti bacio infinitamente gli occhi le labbra i capelli. Per sempre tuo

Dino

La posta viene una volta al giorno. Inutile mandare espressi.


LXXVII Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze] 12 marzo [1917]

Non vengo, mio povero amore. Perché non posso e perché non voglio. Ma non posso neppure scriverti. Soffro. Sento che nulla è mutato. Nulla in te s'è creato in tutto questo tempo d'orribile oscurità. Forse, anzi certo, perché sei partito a quel modo. Come dunque cedere alla tua chiamata? Dino. Io ho rinunciato a tutto, son già quasi fuori della vita. E non voglio rientrarci vanamente, comprendi? Per la pura gioia di vederti e d'abbracciarti, tanto forte e tanto pura ch'è uguale al sogno, non voglio si ripeta tanto male. Meglio soltanto ricordare, sentendo la morte venire. Io so ricordare la luce. So come ci siamo amati - come non è possibile amare di più in terra, lo e te. Ma il male non lo voglio più. Dovevi partire per guarire, Dino. Che voleva dire rinascere. Ritrovare volontà e fede. Pensarmi, volermi bene. La fede, ora bisognerebbe che la risuscitassi tu in me, ch'era tanta, lo sai! È mai possibile? Come se tu fossi giunto ieri costì, e m'avessi chiesto perdono appena toccata la neve. È mai possibile che tu sappia rimaner fermo ora ad amarmi e ad aspettarmi? Per un tempo che assolva tutto il resto? Che tu voglia veramente vivere, per tè e per me? Dino, non posso più sperare, e soffro, soffro, che dirti altro? Ma sono anche felice - di patire cosi, morire cosi d'amore.

Sibilla.


LXXVIII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Rubiana] 21 marzo [1917]

Caro amore,

Mi accetti o no come tuo modesto compagno per sempre? In ogni caso perdona tesoro. Voglio rivederti. E basta colla inutile sofferenza ora e poi.

Se non vieni verrò tra due o tre giorni. Ricevo oggi la tua lettera del dodici. Indirizza Villa Irma Rubiana (Torino). Non ricevei la cartolina. Sono stanco di quassù e di tutto quello che non è te. Io non voglio vivere se non per te. Se accetti bene. Se no ci vedremo una volta e poi addio. Fai i tuoi calcoli tenendo conto anche del tuo cuore. Qua fa caldo. Dovresti venire quassù. Si sta tranquilli. Non c'è nessuno. Dovresti chiedere un permesso di quattro o cinque mesi all'istituto per ["] ragioni di salute" e procurarti qualche traduzione per me.

Di tè non ricordo che l'immenso amore che ti ho voluto e che ti voglio e che mi hai voluto e ti chiedo sinceramente perdono di tutto quello che per mia miseria o per destino è successo tra noi. Non succederà più nulla. Amore mio rispondi anzi vieni. Se vuoi vedere i tuoi amici ti accompagno. Ormai ti amo interamente colla tua vita. Per sempre

tuo Dino!


LXXIX Lettera

F. Campana a Sibilla Aleramo

[Lastra a Signa] 22 marzo 1917]

Egregia Signora,

Finalmente stamani e arrivata una cartolina di Dino, il babbo gli a mandato L. 25, al primo del mese riscuote, e le manderà L. 35, che sono 60.

Se lavora camperà, altrimenti… è cosi cara la vita… Speriamo bene...

Io Signora non so dargli consiglio sul da farsi, altro che legalizzare l'unione. Un che mi dice che lei se vuole può salvarlo. Le cose ben fatte portano in generale buoni resultati, se vuol bene a Dino faccia del suo meglio, ed io l'appoggerò dove posso.

Sento che non è indifferente all'animo mio, forse, anzi certo per l'interesse che si prende di mio figlio. Se viene qui alla Lastra sarà accetta. A Dino non abbiamo che da salutarlo e fargli auguri, pregarlo a conservare quel può di roba, camiciola specialmente e abiti che non potremo l'anno venturo rifargli.

Farò in seguito una scappata a Marradi, e le porterò un abito da mezza stagione; il cappotto camiciola e abiti da inverno vorrei averli a Marradi per conservarglieli. L'altro mio figlio che abita a Siena ci prega a passare da lui le vacanze e feste Pasquali, insiste tanto: vedremo contentarlo.

Grazie per la premura che si prende di Dino. Auguri per le prossime feste. Si valga di me dove crede possa essere utile. Mi creda con ossequio Sua Devma Affma

Fanny Luti Campana


LXXX Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Rubiana 25 aprile 1917]

Sibillina perché scrivo ancora? Non vi credo più, lo sapete. Aspettavo anche questa disillusione che non può aggiungere nulla al resto. Ciao lo stesso. Abbiamo fatto il giro del lago. La vita è un circolo vizioso. Mandate traduzioni?


LXXXI Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze] 25 apr. 1917]

Ti mando dei versi qualunque, soltanto perché tu veda che anch'io in questi giorni pensavo che la "vita è un circolo vizioso"... Ma lo pensavo diversamente da te, mio povero Dino. Del resto, se ho ancora la grazia di sentire in qualche attimo il ritorno eterno della purezza nel mondo, non soffro però meno. Dino, ti amo ancora. In questi tre mesi son rimasta fedele alla mia passione, in un modo che tu non puoi forse neppur immaginare. Ma, mentre sono ancora cosi tua, ti dico a mia volta addio. Non so che cosa mi aspetta. Forse le primavere, se torneranno per me, torneranno tutte come questa, deserte. Sia fatta la volontà di Iddio. È morta mia madre, l'ho saputo troppo tardi per rivederla. Forse partirò domani, non importa per dove. Non ho da mandarti le traduzioni che mi richiedi, e non vedo come procurartene in questo momento. Addio, Dino, che tu possa ritrovar la poesia nella tua anima - e ricordarti qualche volta dell'anima mia.

Ma si, sempre
                            sib-
Sento che sorrido,
intenerita,
c'è pudore e c'è grazia puerile
in questo che m'investe,
sola,
tremore improvviso,
oh luce tra le rame gemmate,
sera che avvicini la primavera,
sento che sorrido,
intenerita,
cosi tersa cosi lieve e presente
la vita,
con un suo senso anch'essa di casto bene,
ridente,
di un'ora che torna, torna, ma si, sempre
di un'ora sospesa,
oh nuova!

Sibilla Aleramo


Firenze, aprile 1917

(Questi tre mesi di castità - ai quali ne seguirono altri, stando alle informazioni di documenti d'archivio - sono stati per l'Aleramo più pesanti da morta che da viva. C'è chi li imputa al necessario isolamento per aver contratto la sifilide, durante la relazione con Dino Campana: per una risposta - basata sulla documentazione - a questa illazione (si legga la lettera n°66, dove la Aleramo parla di casa di salute, nelle lettera scritta a Gustavo Sforni e la spiegazione venne fatta dopo la visita medica e smentirebbero le recenti ipotesi che la diagnosi fatta dal Dottor Tanzi fosse quella di sifilide, così come il suo tono farebbe escludere l'abbandono di Campana da parte dell'Aleramo). In un interessante saggio dal titolo Sul carteggio fra Sibilla Aleramo e Dino Campana, Beatrice Stasi, invece, ne mette in dubbio la veridicità, attribuendo all'Aleramo una nuova relazione nel 1917. Si coglie l'occasione per precisare che Giovanni Merlo ebbe con Sibilla una storia d'amore che durò due anni, ma che ebbe inizio a marzo 1918.

La poesia - inedita - è probabilmente quella a cui si accenna nella lettera e venne spedita in quei giorni anche a Cecchi).


LXXXII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenze fine aprile - primi di maggio 1917]

Sibilla

Mi hai scritto che mi lasciavi e sono venuto per vederti perché non posso lasciarti senza più sentire la tua voce, una volta sola. Mia adorata, se vuoi ti giuro che sarai libera perdona

tuo Dino


LXXXIII Lettera

Via della Fornace 9 (presso Piatti) Firenze.

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenze, 1° 5 maggio 1917 ?]

Cattiva mi fecero il gioco delle carte e come vero. Non voglio scrivere capisci, niente vale il tuo sorriso, la dolcezza di te, non voglio dirti altro che sono passato e passo a guardare la tua finestra chiusa e a baciare il vetro della cassetta delle lettere che una volta lasciava vedere Sibilla Aleramo. Non mi sento affatto feroce, perfettamente tranquillo. Ti AMO. Gioia mia, più cara della vita mille volte mia per il mio ricordo disperato. Tesoro, vuoi che ti racconti? E inutile. Cosa puoi tu fare delle mie storie. Sibilla mia. Sibilla piango e sorrido ti adoro. Oggi glicine perlacee erano nel sole e una testa d'uomo? Non sono più il tuo bambino? Parlo di te come di una santa che si cerca in ginocchio. Mi sento forte perché tu sei stata qui, hai guardato l'Arno e hai visto le glicine. Sono stato pure al Lyceum e là ho visto le glicine vive sui muri del cortile arsi nel sole amore amore. Cuore del mio cuore c'è un altro ancora che vorrai cantare? La tua sancta solitudo coi grappoli di glicine al sole basta. Gioia Non so perché ti scrivo lettere assurde ti so lontana e che non vorrai più amarmi, capisco tutto sai. Mandami una goccia del tuo sangue posso guarire. Il vento batteva sui boschi ma la tua voce era più forte. Addio Sibilla non resisto più. Una lunga agonia era lassù lontano da tè. Avevo trovato una pupattola e ci recitavo la commedia dell'amore disperato. Se tu avessi assistito alla pantomina (come presente eri per me!), saresti stata tanto contenta, pantomina che spezzavo il cuore di legno a me e all'altra. Gioia tieni sul tuo petto la lettera prima di scriverla a lungo. Un bacio fatto di mille e mille baci.

Tuo Dino.

Scrivi raccomandato,

            Dino
            Via della Fornace 9 Firenze.


LXXXIV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenze, 30 maggio 1917, ore 13,30]

Fornito danaro desidero ardentemente vederti. Campana


LXXXV Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Milano] 30 maggio [1917]

Ti ho sognato - mi eri coricato accanto - mi son svegliata che dicevi: "perdonami". Eri tu, Dino - ti ho proprio rivisto, sentito.

Allora vuoi dire che lo sai finalmente che t'ho amato? Lo sai che cosa orribile è stata la tua cecità? Quei tuoi occhi che chiudevi, ed eran fatti per il sole. Per me e per te.

Oh Dino, Dino, e ora è troppo tardi. Non posso più. Io son per sempre quella della notte in cui partisti da Firenze, piango come quella notte, da quella notte e come se avessi quattro anni, lagrime senza risposta in mezzo alla via d'una bambina battuta e sperduta. E nessuno più m'ha toccata.

Ero pura, Dino - perché hai voluto negarlo, e sapevi di mentire?

Sono pura - e mi sento morire - ed ormai è troppo tardi, amore, povero mio, mio, ch'io sola ho amato. Ti perdono. Ricordati. Avevo fede nell'anima tua. Salvala - come se dovessimo ritrovarci. In sogno lo saprò, forse. Mio! Ti perdono. Vivi.

Sibilla


LXXXVI Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Ca di Janzo, Novara] sera del 20 giugno [1917]

Questa stanza d'albergo di cittadina di montagna m'ha ricordato, appena vi sono entrata, quella del Natale a Marradi. Forse perché c'è un letto grande, e da quella volta non ne ho mai più veduti. Grande, tutto per me. Ho mangiato dei funghi, come alla Casetta, e bevuto del vino. Domani proseguo per l'alta valle. Ci son tante valli nelle Alpi. Tu non puoi indovinare in quale mi trovo. Il proposito sarebbe di restarci almeno tre mesi, che uniti agli altri cinque già trascorsi in stato di santità farebbero un record - oh non per offrire a te!

E tu sei di nuovo a Rubiana, vero? L'ho saputo otto o dieci giorni fa, tornando a Milano. Mah! E sei contento? Domani vedrò le cime di ghiaccio. Quando penso che non saprai mai come t'ho amato, Dino! Addio, stanotte dormo.


LXXXVII Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Ca diJanzo, Novara 20 giugno 1917]

Le ginestre a Marradi, le ginestre a Maiani, in quale giugno le vedremo insieme?

Se quest'anno sarai sulle Alpi, coglieremo le genziane. Fammi credere! Nel tempo, mio, nostro. Nel ritorno dell'estate, l'anno che verrà e poi ancora, ancora. Vivere non avendo più fìssa dinanzi la morte, vivere guardando la vita. Dino!


LXXXVIII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Ruotano, 30 luglio 1917]

Signora,

VÌ domando di rivedervi per parlarvi e per sapere qualche cosa del mio destino. Intanto vi domando perdono e sono umilmente vostro

Dino


LXXXIX Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Ca di janzo, Valsesia] fine luglio 1917]

Mère des souvenirs, maitresse des maìtresses... - Un anno che scrissi "andando e stando" Un anno di fedeltà mia, per il ricordo di quei mattini al Barco ch'eravamo due cose d'oro. Addio, Addio...


XC Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marradi 8 agosto 1917]

Cara Rina

Mi trovo finalmente a Marradi fra le vergini foreste paese che tu pure hai veduto. Compiango il tempo che ho trascorso in foreste meno vergini. Ma, viva dio, mi sento soltanto adesso di essere ancora giovane e di combattere nuove battaglie sia nel campo vastissimo dell'intelletto nonché in quello di nuovi amori. Auguro a te pure donna intellettuale e colta di poter fare per quanto ti sarà possibile la stessa via.

Se credi mi saranno grate le tue notizie e assicurati che di te conservo il più dolce ricordo.

Dalle rupi di Campigno, nelle cui rupi pietrose abita permanente il falco io spero di superarle e volare sopra di esse con tutta la fierezza e la forza dell'aquila. Fra tutti gli areoplani moderni anche il mio seguirà il suo destino. O la morte o la gloria! tuo affezionatissimo

Dino Campana

cosi detto poeta del presente e dell'avvenire

Marradi (Firenze) scritta da Campigno.


XCI Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marradi, 13 agosto 1917]

Your for ever

Dino


XCII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marradi, 1° agosto 1917]

Your for ever

Dinuccio


XCIII Lettera

Dino Campana a M. Luchaire

[Marradi, 13 agosto 1917]

Sibilla?


XCIV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marradi, 14 agosto 1917]

Perché non mi perdonate? Vi costa cosi poco. Siete per me l'unica divinità sulla terra vi amo come un idolo senz'occhi. È vero non posso nulla per voi. Ho esaurito tutto il mio ottimismo, ma venite a bere il sangue dei miei ginocchi, venite divina sola tra tutte le donne. Sono vostro schiavo. Vi custodirò come, Perdono perdono venite Dino per sempre vostro.


XCV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marradi, 27 agosto 1917]

Cara amica, perdonate se vi scrivo cosi, per me siete l'unica che penso come amica in possibilità.

Dunque volete ancora fare qualcosa di me? Troverò un impiego e vi amerò per tutto il resto della mia vita che ormai auguro breve.

Voi non mi farete forse più soffrire, non mi romanzo[re]te più, sarete meglio di una romanziera è vero? Ho lasciato tutti e tutte. Vorrei venire in Piemonte e vivere presso di voi. Però mi prometterete di non conoscere la Guglielminetti e di disprezzarla. Vita di lavoro e rinunzia! Come meglio la potete fare che come vi dico Ciao biondina adorata. Scrivi subito ti prego..


XCVI Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenze, 6 settembre 1917]

Sibilla Aleramo

Addio. Nous ne nous reverrons plus sur terre. Addio. Mandate ancora un saluto al vostro

Dino Lungarno Acciaioli 24 (presso Fratini).


XCVII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenze, 6 settembre 1917]

Cara Sibilla

oggi faccio frasi: ossia: il mondo un deserto senza di te, oppure che cosa devo fare della mia verginità, oppure mi contenterei di vederti di abitare nello stesso paese perché il mondo è ecc. Sibilla ti supplico, ti ho amato lo sai, ti assicuro ti giuro che non posso vivere cosi, tu non puoi privarmi della tua presenza, non posso vivere senza vederti, senza saperti. Ti giuro che non domando neppure il tuo saluto, sarò la tua ombra nella vita se vuoi, il ricordo di un amore che ti seguirà, felice cosi. Né per vivere né per morire posso essere senza di te. Ti ho adorato tanto questi mesi in mezzo al mio tormento mentre credevo di morire. Ma lassù c'era il ghiaccio e il silenzio, tu mi avresti dopo ritrovato puro dopo in tutto il silenzio di tutte le cose. Sibilla perdono, per te sola ho fatto tutto. Non mi offendere, sarò il tuo amico silenzioso, non domando la gioia, voglio solo vederti. Farò tutto quello che mi comandi. Sibilla perché vuoi che muoia cosi lontano da te?


XCVIII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenze, 6 settembre 1917]

Cara Signora

sono nella tua stanza. Dimmi se devo viverci o morirci. Non ti importuno, è vero. Tesoro santo.

Tuo Dino Lungarno Acciaioli 24 (presso Fratini).


XCIX Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Novara, 11 settembre 1917, ore 9,30]

Malato ritorno Milano domando rivederti telegrafa Manin Perdono.

Tuo Campana.


C Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Novara, 11 settembre 1917, ore 12]

Arrestato a Novara vieni a vedermi Campana.

(Dino era stato arrestato come abbiamo già saputo dalla nota aggiunta alla lettera XIII, ma ricordiamolo: Sibilla si recò dall'Avvocato milanese antifascista, colui che denunciò il Parlamento in delitto Matteotti, che l'aiutò a far scarcerare Campana)


CI Lettera

Sibilla Aleramo a E. Cecchi

[Stazione Novara 13 seti. 17 sera [1917]

Caro Cecchi,

voglio scrivervi una lettera "storica"... Non hanno forse gli uomini inventato la storia per giustificare la vita? Vero è che aspetto un treno che mi riporti a Milano, di dove son partita oggi. dopo esservi arrivata iersera da questa stessa linea... Caro amico, sono venuta qui per vedere Camp[ana] ch'è in prigione. Arrestato tre giorni fa per il suo solito motivo (somiglianza con un tedesco). L'ho riveduto così, dopo nove mesi, attraverso una doppia grata a maglia. Non ero mai entrata in una prigione. E stato un colloquio di mezz'ora, i carcerieri avevan quasi l'aria di patire sentendo lui singhiozzare e vedendo me irrigidita.

Quando sono uscita, c'era tanto vento, pareva il giorno che arrivai ad Alessandria, ricordate? e in fondo si vedevano le montagne bianche. Ebbene, la libertà m'è parsa la cosa più tremenda della terra. Ho invidiato - forse, forse si - lui ch'era rimasto dentro con qualcuno almeno che lo ascoltava piangere... O io sono stanata dall'umanità, o la mia umanità non si esprime più... Ma ora parlo, ecco. Perdonate. Vogliatemi bene. Scrivete a C. a Marradi, dove il delegato m'ha promesso di mandarlo domani con foglio di via. Ditegli che lavori, che abbia fede... Non ho potuto promettergli nulla - e pure ero sua, son rimasta sua, lo sapete. Forse tutto è veramente bene. Chi sa. Coraggio.

Sib

P.S. Scrivetemi al Manin, non so dove andrò ma mi raggiungeranno..


CII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marradi 27 settembre [1917]]

Cara Sibibilla

mi lasci qua nelle mani dei cani senza una parola e sai quanto ti sarei grato.

Altre parole non trovo. Non ho più lagrime. Perché togliermi anche l'illusione che una volta tu mi abbia amato e l'ultimo male che mi puoi fare

Ma pure spero ancora in una tua buona parola, di quelle che si scrivono ad un amico inutile e lontano, un tuo sorriso di riflesso e tante tue notizie sulle righe. Cara, chi ti fu caro, fu

Dinuccio è vero?


1918
ANTIEPILOGO

CIII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenze, 4 gennaio 1918, ore 18]

Tutto cancellato domando rivederti. Campana.


CIV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Manicomio di S. Salvi, Firenze 17 gennaio 1918]

Cara

Se credi che abbia sofferto abbastanza, sono pronto a darti quello che mi resta della mia vita. Vieni a vedermi, ti prego tuo

Dino.


EPILOGO
e
L'ETERNITA' NELLA POESIA

Giulietta e Romeo dramma in 14 quadri e sette scene.
dove si vedono mostruosi fatti e scene di terrore e orrore e infine della lotta della passione il trionfo dell'innocenza. Scena finale.
Mia cara Rina,
Sono cinque minuti che aspettando
Rina Faccio
mia amica amante
e amabilissima
Rina
ossia
una donna sul baratro
(Sibilla Aleramo)

***

Vi amai nella città dove per sole

Vi amai nella città dove per sole
Strade si posa il passo illanguidito
Dove una pace tenera che piove
A sera il cuor non sazio e non pentito
Volge a un'ambigua primavera in viole
Lontane sopra il ciclo impallidito

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Sul più illustre paesaggio

Sul più illustre paesaggio
Ha passeggiato il ricordo
Col vostro passo di pantera
Sul più illustre paesaggio
II vostro passo di velluto
E il vostro sguardo di vergine violata
II vostro passo silenzioso come il ricordo
Affacciata al parapetto
Sull'acqua corrente
I vostri occhi forti di luce

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In un momento

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P. S. E cosi dimenticammo le rose

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I piloni fanno il fiume più bello

I piloni fanno il fiume più bello
E gli archi fanno il ciclo più bello
Negli archi la tua figura.
Più pura nell'azzurro è la luce d'argento
Più bella la tua figura.
Più bella la luce d'argento nell'ombra degli archi
Più bella della bionda Cerere la tua figura.

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Poi? Poi… Il manicomio fino alla morte. Ma Dino Campana è più vivo che mai nella sua arte. La prossima settimana pubblicheremo un saggio sulla vita e l'Arte di questo "Poeta del Futuro"

(Da "QUEL VIAGGIO CHIAMATO AMORE" lettere d'Amore tra Sibilla Aleramo e Dino Campana - Editori Riuniti 1987)


Nel darvi l’arrivederci alla prossima settimana, vi abbraccio con tutto l’amore che posso.

Reno Bromuro


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