a cura di Reno Bromuro

Sibilla Aleramo e Dino Campana

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DALLA LETTERA 19 ALLA 39

XIX Lettera

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Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Rifredo 11 agosto 16 ore 10,50]

Ti aspetto - Dino
"I due si erano visti il 13 di agosto, infatti, Dino aveva scritto: …le mie ti hanno inseguito: chissà se ti raggiungeranno. Una cartolina a Firenzuola, una lettera a Rifredo. Ieri ti pensavo nella pace del Mugello, sospesa e combattuta ma sola, nella luce del tuo giorno. Invece m'è giunta la nuova tua di ieri da Faenza. Forse i due passarono un paio di giorni insieme…"


XX Lettera

  Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Firenzuola, 17 agosto 1916]

Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili. Come amo la povertà delle cose quassù che meglio ci farà sentire la nostra ricchezza!


XXI Lettera

Dino Campana e Sibilla Aleramo   a E. Cecchi

[Casetta di Tiara (Toscana) Firenzuola [22 agosto 1916]

Egregio Signor Cecchi
spero avrà ricevuto la mia cartolina in risposta per affari editoriali. Grazie del suo saluto da Poggibonsi. È qui Sibilla che saluta Lei e la Signna. Devmo

Tra i falchi, Sibilla                                                                     Dino Campana


XXII Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Casetta di Tiara, agosto 1916?]

Tiemmi con te

Rina

"Per la prima volta Sibilla firma la cartolina illustrata col suo vero nome di battesimo: Rina, infatti se ricordate si chiamava Rina Faccio"


XXIII Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze, 15-17 settembre 1916]

Dino, Dino, Dino
Come fare, senza dirti che t'adoro, a mandarti qualche piccola parola che brilli e t'accarezzi più delle stelle? Le stelle intorno alla Casetta. Il sole della Bastia che m'ha fatto brune le mani.
Dino, Dino.
Ricordati, quando chiederai a tua Madre quel tuo ritratto che mi piacerà, di dirle ch'è per una donna felice.
Tengo in petto, tutta per noi soltanto, la nostra gioia, la nostra malinconia, la nostra forza. La vita è per noi, Dino, lo sento senza un attimo mai di sosta o di dubbio.
Che senso di discesa l'altra sera tornando in città! Ma ripartirò fra poco, sai! E mi porterai sul mare.
(Avevano già progettato una vacanza a Marina di Pisa)

Con tanta fede, se vedessi come tremo, qui, piccola cosa silenziosa, tua...
Dimmi che nel letto grande dormi un sonno buono. (Per giovedì ti manderò notizie e quel che ancor non m'è giunto ma non può tardare. Delle traduzioni che ti lasciai, io ho dovuto fare, con altre, quella doganale: la napoleonica è per l'altro numero. Chissà oggi come ti sarai seccato, mi perdoni?).
Amato. Vedimi. Son la creatura più ricca, più forte, più bella se ti guardo e se mi baci con amore.


XXIV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Casetta di Tiara. Firenzuola] 19 settembre 1916

Come sapete ho la testa vuota. Piena del vento iemale che empie questa valle d'inferno. L'inverno mi diverte. Sento che qualcosa resta dopo tutto, come quel laghetto laggiù nella sua trasparenza che nulla riesce ad offuscare. Mi diverto a vederlo rabbrividire. Mi contento di poco come vedete. La felicità è fatta delle cose più leggere: quando, s'intende, la felicità è in noi: in me? e in voi? - Spedito con espresso articolo a voi, ricevuto lettera ringrazio. Trovato coltellino.
Speditemi lavoro..


XXV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[settembre 1916?]

Mandatemi delle traduzioni


XXVI Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana 

[Firenze] mercoledì [20 settembre 1916]

Dino, ho baciato tanto quelle bozze e quella traduzione, con la tua epigrafe e il tuo poscritto, ieri. Piangevo e ridevo insieme. Ti amo. Questa lontananza è assurda. Telegrafami. Quando parti dalla Casetta; e poi da Marradi l'ora dell'arrivo qui, che sarò alla stazione. Domenica, lunedì? Ti aspetto, sono tutta tua, sola con te in tutto il mondo e nello spazio. Ti amo, Dino, mio Dino, nome d'argento, ti aspetto, sentimi.

Rina

Se non parti ancora sabato, scrivimi. Piove anche costi? Resisti? - Andremo a Motrone. Per l'indirizzo, alla posta e a casa, di che lo manderai subito. Vieni... Ho scritto in Sicilia...
Avrò venerdì mattina una tua? L'erica e la stella sono qui davanti. Ti bacio tanto.


XXVII Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze, 22 settembre 1916] venerdì sera

Quel laghetto tranquillo, che ti diverti a veder rabbrividire; quel "voi" e quel "mandatemi lavoro" della cartolina che ho avuto ieri vorrebbero quasi farmi intendere che hai intenzione di restare alla Casetta ancora... Ma dall'altra parte della cartolina c'erano "nos étoiles", benedette. Che cosa avrai deciso dopo la mia raccomandata? Se queste righe che ora ti scrivo nell'incertezza fossero superflue! O tu le ricevessi partendo da Firenzuola! Quando saprò? Mio Dino. Mi ami? Merito la felicità di cui mi parli? Non so altro se non che t'aspetto, che lontano staremo tanto al sole, che riposeremo, vicini, zitti... Non lavorerò neppur io, devo prima rinascere, l'ho sentito tanto in questi giorni. Ne avrò la forza, se tu mi ami, Dino, amore. Vieni, è vero che vieni? Vieni con gioia, contento, non ti tolgo a te? Amato, non so come faccio a vivere in quest'attesa... Non vedo nessuno, ti dirò. Telegrafami. Se arrivi di mattina, ripartiremo in giornata. In tutti i modi sarò alla stazione. Dino, mi senti?


XXVIII

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Palazzuolo dt Romagna, 22 settembre 1916]

Carissima Sibilla,
Sabato, domani, all'ultimo treno che arriva a Firenze alle 8 3/4 o le nove, io verrò mia cara. Non posso dirti nulla. Son qua a Palazzolo, (ne vedesti la direzione dalla Bastia). Mi sono messo in viaggio questa mattina con un tempo magnifico e per tutta la mattina ho pensato a te come per raccoglierti intorno gli ultimi splendori della bella stagione nei prati umidi, un verde intenso di velluto. Non ti dirò le sciocchezze che servivano di pretesto al mio amore, sono di quelle che non mi vuoi perdonare. Cantavo. Figurati che avevo per ritornello io ti scopersi e ti chiamai Sibilla. Volevo anzi telegrafartelo senz'altro questo ritornello come una protesta brutale della sanità vitale del nostro amore, unica ambigua e chiara risposta alle tue possibili ansie. Mi accorgo di sragionare. Mi avvicino al mio fatale paese. Addio amore ritroverò forza tra le braccio della mia Sibilla..


XXIX

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Palazzuolo dt Romagna, 23 settembre 1916]

Tuo.


XXX Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Pisa, 3 ottobre 1916]

Vi prego di accettare i miei saluti. Pisa è bella, a quanto mi sembra. Ma l'ombra angusta mi stringe di questi portici.
Vi sono molte donne ne belle ne brutte. Aimè, io non so più guardarle. Possibile?

Cloche
Caffè, ora eterna - Pisa.


XXXI Lettera

Sibilla Aleramo a E. Cecchi

Villa Alba, Marina di Pisa (tram: fermata ai fortino) 3 ott. [1916]

Caro Cecchi,
riceverete una cartolina di D.[ino] C.[ampana], o mia a nome suo. Fate tutto il possibile per venire a trovarci, fra breve. C. è malato profondamente, neurastenia con mania continua di fuga, di annientamento. È atroce quel che la vita può su un uomo...
Chiedete, vi prego, a vostro cognato costi o a quello di Arezzo, che cosa si potrebbe fargli prendere, calmante sopra tutto per la notte, ma che non nuoccia al cuore. (Me lo direte a voce). L'organismo è sempre robustissimo. I primi giorni qui, per lo sbalzo dalla montagna, sono stati terribili. Ora ritorna un po' di calma e un po' di speranza: Bisogna che senta altri cuori oltre al mio, che lo voglion vivo. So che avete per lui, oltre all'ammirazione, una vera simpatia. Aiutiamoci, Cecchi. Venite, intanto, e poi si vedrà. Sarà contento di vedervi, di discorrere qualche ora con voi. Con altri no, Non dite nulla a nessuno, vi prego, né a Cardarel.[li] né altri, vero?
(Sul rapporto d'amore fra la Aleramo e Cardarelli vi consiglio di leggere "Lettere d'amore a Sibilla Aleramo di Vincenzo Cardarelli" a cura di G. A. Cibotto e B. Blasi, Roma edizione Newton Compton 1974)

Non rispondete a questa lettera, come se non l'avessi scritta. Arrivederci, ci conto. Dite il mio affetto ad Amalia e Leonetta. Vostra amica
S. Al..


XXXII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marina di Pisa, 11 ottobre 1916 ore 16,15]

Urgente tua presenza vieni Campana.


XXXIII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marina di Pisa, 12 ottobre 1916 ore 17]

Coraggio sempre tuo Campana.


XXXIV Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marina di Pisa, 13 ottobre 1916 ore 10,50]

Padrona sequestra biancheria aspettarti o sloggiare decidi.

tuo Campana


XXXV Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze, 13 ottobre 1916 ore 13,40]

Ancora spossata spero alzarmi domattina pomeriggio esser da te.
Aleramo


XXXVI Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

[Firenze, 13 ottobre 1916 ore 15,20]

Ricevo tuo placa la Britanna ripeto arriverò domani pomeriggio tua
Aleramo


XXXVII Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[Marina di Pisa, 13 ottobre 1916]

Egregia Sibilla,
Siete ammalata: me ne dispiace! quanto a me ho perso l'abitudine di lamentarmi. La padrona voleva che vi scrivessi non so che cosa. Ho rifiutato. Poi le ho fatto dire: perché mi ricorda sempre la signora? So che vorreste avere la forza di seguire (?) il vostro destino e di... papini (tanto mi odiate?)
Fabbricare, fabbricare, fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fabbricare fare e disfare
fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare. Scrivete. Addio.


XXXVIII Lettera

Sibilla Aleramo a Dino Campana

Stazione di Pisa, 14 ott., sabato [1916]

Se Dino fosse venuto ad incontrarmi? Ed ora girasse per la città inferocito di non avermi veduta uscire?
Gli scrivo. Per domattina, o per stasera, nella casa nostra. Gli piace ricever lettere. Che cosa gli porto?
Le mie mani nude, i miei occhi. Gli ho detto: mi troverai sempre...

Sibilla


XXXIX Lettera

Dino Campana a Sibilla Aleramo

[prima meta di ottobre 1916]

Rina adorata,
perdonami, perdonami o abbandonami così è troppo cara cara, non so ti scrivo ti aspetto e so che non verrai, questa sera parto anderò a Firenze perché hai voluto staccarmi da te dimmelo, sarò felice ugualmente, mi aiuterai a staccarmi da tutto, a liberarmi, sei buona ti ho amato ti adoro non puoi abbandonarmi cosi - Ecco dunque. Rina Rina Sibilla Aleramo Rina che amo Sibilla mia sì ridi cara, ridi cosi io sarò felice e potrò morire. Rina quanto sei cara. Forse verrai e vorrai ancora vedermi ecco quanto ti posso dire ancora. Se questa sera non sei venuta adorata sola gioia mia quanto ti amo non so più ho bisogno di te, verrò a Pontedera e tu mi dirai poi mia cara.

Rinetta rinetta aspetta il tuo amore che soffre addio.

No non vengo devi guarire ed esser bella. Vado a Firenze e tu mi scriverai fermo posta. Addio dunque.


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