Quasi famosi
Critica

Per chi non ama il rock l’ultimo film di Cameron Crowe (fra l’altro autobiografico, nel 1973 si mise, quindicenne, al seguito di un gruppo musicale per fare un reportage per “Rolling Stone”), forse non piacerà. Ma per chiunque sia sensibile al fascino ruvido dei fili di una chitarra, ai ritmi martellanti di una batteria, agli avvolgenti accordi di un basso, il film è un vero e proprio culto. Un omaggio consapevole, appassionato ed intelligente dell’epoca d’oro del rock americano. Due ore di che scorrono via con leggerezza, ricche di poesia e di atmosfere dimenticate. Nelle parole di Lester Bangs il vecchio critico, in quei suoi tre consigli, quello fondamentale “Devi farti una reputazione essendo soprattutto sincero e spietato”, quello storico “Sei arrivato in un momento pericoloso per il rock: la guerra e finita ed abbiamo perso”, quello esistenziale “L’unica moneta forte in questo mondo in bancarotta è ciò che scampi con un altro sfigato”, c’è tutto il senso del film, dall’euforia alla crescente disillusione, c’è la sensazione che, certo, hanno vinto loro, ma noi siamo ancora qua. La colonna sonora è parte essenziale del film, più di 50 sono le canzoni utilizzate, che vanno dai mitici Led Zeppelin di “That’s the Way” agli Yes di “ I’ve seen all good people your move” da David Bowie di “I’m waiting for the man” a Cat Stevens di “The wind”, ma moltissimi sono gli artisti che ci accompagnano per tutto il film. Un film veramente bello sui favolosi anni settanta. Da non perdere.

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