Accordi e Disaccordi
Critica

Il film è coinvolgente, esci convinto che Emmet Ray sia veramente esistito, e non è solo una marcata venatura autunnale, della proiezione di se che Woody Allen trasporta in Emmet, un po' dispiace che Emmet non esista, è un omaggio che il regista, appassionato di jazz, del vecchio jazz, e musicista (lui dice dilettante nonostante centinaia di serate e tournèe fatti), fa alla sua musica preferita, infatti non si può prescindere dalla colonna sonora, che è parte integrante del film, ma mentre in Radio Days si esaltava tutto quel jazz, qui il protagonista assoluto è Django Reinhardt considerato uno dei più creativi jazzisti, questo zingaro morto all'età di 43 anni era un virtuoso del banjo, nonostante avesse due dita paralizzate, fondò il Quintet of the Hot Club of France, e mitici sono i suoi concerti con Duke Ellington. Ma Django lo sentiremo solo attraverso la sua musica, la storia è quella di Emmet Ray chitarrista jazz abile ma secondo, che aspira a diventare come il suo mito Django, ed ogni volta che sente una sua registrazione (nel film ascoltiamo quella autentica del Lieberstraum n°3 di List) sviene, invidioso si, ma ammaliato dalla purezza di stile del n°1. Sean Penn si conferma attore di grande talento, non lo amavo molto, ma devo assolutamente ricredermi, dopo "Dead Man Walking" dove sfiorò l'oscar, e dopo aver vinto una "palma" a Cannes ("She's So Lovely"), ed un "leone" a Venezia ("Hurlyburly") con questo film dimostra le sua versatilità, ha studiato per mesi la chitarra, per entrare nel personaggio, come De Niro ingrassò 20 kg per fare "Toro scatenato.

Molto brava Samantha Morton, i ruoli di estrema chiusura si addicono al suo aspetto tormentato, a Venezia c'era un altro film con lei struggente vagabonda innamorata, accecata dalla passione e dalla droga "Jesus'Son, è sicuramente una da tener d'occhio.


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